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Il rituale del Caffè – dal giovane pastore Kaldi fino ad oggi

In Etiopia, definita la Culla del Mondo, si può vivere un’esperienza che ha origini antichissime. Un rito che si tramanda di generazione in generazione e che unisce le varie etnie, dagli Oromo, agli Amhara, sino ad arrivare nella regione del Wolyata dove i frati cappuccini delle Marche sono presenti fin dal 1969.

Stiamo parlando del rito del Caffè.

Secondo la tradizione un giovane pastore di Kaffa, vedendo le sue capre pigre e sonnolenti risvegliarsi dopo aver mangiato delle bacche, volle provarle per sperimentarne i benefici. La leggenda narra che un monaco, visti gli affetti stimolanti che anche il giovane pastore provò assaggiando i chicchi di caffè, decise di trasmettere questo rituale anche a tutti i monaci dei monasteri vicini alla terra delle bacche magiche. In origine il caffè non veniva bevuto ma bensì masticato o sminuzzato e mescolato a del burro bollito, una pratica che è ancora oggi presente nei villaggi più remoti del Paese.

Il caffè è molto diffuso in Etiopia, tramandato principalmente dall’etnia degli Oromo, che ha lasciato in eredità alle generazioni successive una tradizione che si può definire “senza tempo”.

La cerimonia è animata dalle donne che iniziano il rituale spargendo erba fresca sul pavimento per poi sedersi su uno sgabello basso in un angolo della stanza. Mentre i chicchi verdi vengono arrostiti in una scodella per farli tostare, agli invitati vengono distribuiti dei pop corn (spesso addolciti con dello zucchero) o dei piselli, anch’essi precedentemente tostati. L’atmosfera diventa sempre più affascinante quando l’odore del caffè si mescola con quello dell’incenso che viene accesso in un piccolo braciere.

Una volta tostato, viene prima polverizzando con il mortaio ed il pestello, poi mescolato con acqua bollente all’interno della jebena, la tipica caffettiera etiope di terracotta.
Da tradizione il caffè viene servito in delle tazzine senza manico con l’aggiunta, per chi lo desidera, di zucchero e ruta. In alcuni villaggi più rurali, ancora legati a tradizioni antiche, viene mescolato con burro e sale perché è considerato per molti uno spuntino energico dal forte significato simbolico. Quando le tazzine sono vuote viene aggiunta nuova acqua e la donna prepara il secondo giro. Il rituale prevede che se ne faccia anche un terzo. In Etiopia si dice che il primo caffè, quello più forte, sia per i padri, il secondo per le madri ed il terzo per i bambini. Il Coffea Arabica rappresenta oggi una delle fonti di reddito più alte del Paese con una stima annuale di oltre 4,5 milioni di sacchi prodotti.
Come in molti altri settori, lo sfruttamento delle potenze economiche mondiali non è tardato ad arrivare. Sono tante le famiglie contadine costrette a lavorare sempre più ore, per produrre sempre più caffè, che viene pagato sempre meno.

Con la speranza che certe tradizioni possano tramandarsi nei secoli a venire e che il mondo ne rispetti la storia, le origini e la sua dignità, noi con il cuore e con la mente vogliamo sognare il giorno in cui sorseggeremo di nuovo la “magica pozione” insieme ai nostri amati fratelli.