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XXXIV Convegno Missionario

“Seminiamo e diamo testimonianza. La testimonianza è l’inizio di un’evangelizzazione che tocca il cuore e lo trasforma. Le parole senza testimonianza non vanno, non servono! La testimonianza è quella che porta e dà validità alla parola.”

Attraverso il messaggio di Papa Francesco, che sottolinea l’importanza di una testimonianza vera ed autentica, tutti noi partecipanti del XXXIV Convegno Missionario dei frati cappuccini delle Marche, abbiamo cercato di vivere questa giornata aprendo il nostro cuore alle importanti parole di chi ha vissuto un’esperienza missionaria in prima persona.
Quest’anno, a causa delle restrizioni riguardanti l’emergenza Covid-19, l’affluenza non è stata la stessa di sempre. C’era però un forte legame che sembrava unisse tutti noi partecipanti. Un’attrazione viscerale ed incondizionata verso una parola che, per amore del prossimo, diventa opera quotidiana.
Noi tutti siamo testimoni autentici della bellezza di questa terra, la nostra vita è una ed inimitabile e, come dice Massimo Recalcati, dovrebbe basarsi sulla logica del 2, ovvero sulla relazione con l’altro, con il prossimo. Quel prossimo bisognoso che in questo periodo abbiamo sicuramente sentito tutti più vicino.
Il mondo di oggi, soprattutto in molti paesi del continente africano, combatte quotidianamente contro pandemie, povertà, malattie e guerre civili che privano gli uomini di ogni diritto.
L’emergenza fame, le strutture scolastiche malridotte e il mancato accesso a fonti di acqua potabile, sono soltanto alcune delle emergenze con le quali milioni di persone devono convivere, ed è per questo che i frati delle Marche sono sempre intervenuti e continueranno a farlo.
Doveroso, dice Abba Marcello durante il suo intervento, ringraziare Fra Francesco ed il segretariato per l’attività incessante che svolgono per promuove e sostenere tutti i progetti, ed esprimere gratitudine a quell’esercito di presone buone in Italia che da sempre lo aiutano con la loro generosità.
Io sono un tramite, ribadisce Marcello, sono il piede della provvidenza che va in questi posti, l’occhio della provvidenza che vede le situazioni, ma il cuore che pulsa sangue vivo in tutte le arterie del mondo, e quindi anche in Etiopia, sta in Italia.
Il convegno è proseguito con l’intervento di Paola Diomedi e Vincenzo Izzo, i docenti di religione e di fotografia dell’Istituto Bonifazi di Civitanova Marche, che nel mese di febbraio, insieme alla professoressa di italiano Patrizia Patrizi, hanno accompagnato in Etiopia tredici studenti per vivere due settimane di missione. “Un’esperienza che ha cambiato la vita dei ragazzi – afferma la Diomedi – una realtà con la quale si sono dovuti relazionare e che inevitabilmente ha fatto crescere ognuno di loro. Risuona come un eco, ancora oggi a distanza di mesi, l’incontro con la cooperativa dei non vedenti della fabbrica di mattoni di Soddo. Persone che ci hanno accolto con una grande gioia, che si sono inginocchiati pregando per noi che abbiamo tutto ma siamo sempre alla ricerca del superfluo.”
Documentare una terra non da turisti, è questo invece il ringraziamento che ci tiene a fare Izzo per l’opportunità che la scuola ha avuto di condividere valori così importanti. Ai giovani, continua, è stata data la possibilità di porsi un quesito importante, quello di chiedere a sé stessi: “io, con la mia vita, con la mia professione, che contributo possono dare?”
Gli studenti hanno voluto dar voce a chi voce non ne ha, e attraverso le parole di Katerina e di Greta possiamo rivivere ciò che questo viaggio ha lasciato dentro i loro cuori.


“L’ uomo deve essere al primo posto. Probabilmente è qualcosa che abbiamo perso di vista nella nostra vita, frenetica e sempre di corsa, senza arrivare mai da nessuna parte. È importante realizzare che è l’uomo che deve essere il centro, perché solo così saremo in grado di progredire. Ho capito di aver bisogno di aiutare. Ho bisogno di tornare nella terra che mi ha rubato il cuore per continuare a raccontare la storia di un popolo così tremendamente disagiato, ma splendidamente pieno d’amore.”
– Katerina Clarizio

 


“Mi sembra di vivere la vita di un altro e il ritorno ancora più strano, come un pacco lanciato da un elicottero che si ritrova spaesato in una terra sconosciuta. Al ritorno in Italia, una vita di mezzo sospesa tra quanto vissuto in Africa e quanto da riprendere in Italia. Gli amici, i familiari che ti fanno domande e tu che ti senti strana e incompresa, come sospesa a metà. Non hai abbastanza parole né fiato per urlare al mondo che dopo quello che hai vissuto non ti senti più adatta né a vivere qua come prima, né a rivivere la. Sai solo che la tua vita è cambiata per sempre.

– Greta Palmucci.

 

Come in un viaggio missionario tra i luoghi più belli del mondo, dall’Etiopia veniamo catapultati in Benin attraverso le parole di fra Damiano Angelucci che ha accompagnato, nel convento di Klouekanmè, dodici giovani della sua ex parrocchia di Pesaro tra cui Bianca, Rebecca, Alberto, Sara ed Elena per un “campo lavoro”.
Cinque ragazzi, dice Elena, che in un periodo in cui si sente parlare ogni giorno della diffusione di un “male” in realtà si fanno testimoni di come si possa essere contagiati dal tanto bene che hanno ricevuto. “Vivendo a pieno le nostre giornate insieme a loro, siamo rimasti colpiti dalla disponibilità con la quale siamo stati accolti. Un’accoglienza che ci ha riempito di entusiasmo e che ci ha poi accompagnati in ogni momento della giornata, dalla messa del mattino fino alla sera.”
“Giornate trascorse con gli studenti di teologia nostri coetanei – prosegue Rebecca – con i quali abbiamo lavorato la terra riscoprendo il grande valore che c’è dietro la semplicità ed i ritmi della natura, nonostante qualche esperienza traumatica con il machete, racconta ridendo.”
Cosa che invece ha scolpito il cuore di Alberto è stato il senso di comunità, di fraternità che si è creata sin da prima di partire. Sentirsi parte di una famiglia che ti fa capire che nonostante si parta sempre per un viaggio con il desiderio di lasciare qualcosa, in realtà si ritorna a casa avendo ricevuto il centuplo.
“Nonostante tutto quello che abbiamo vissuto durante la pandemia – conclude Sara – questa esperienza ti cambia il modo di vivere la giornata, ti riempie il cuore e ti fa sentire fortunato per quello che la vita ti ha dato. Ogni cosa si trasforma in un dono immenso quando ti viene insegnato che è nelle piccole cose si nasconde l’universo.”
Un campo lavoro che anche a Recanati, seppur ridimensionato, ha visto protagonista nella preparazione del mercatino missionario Alessia da Spoleto che ha espresso, con gioia incontenibile, il fascino cristiano del servizio. Al campo lavoro racconta di aver incontrato ragazzi che condividono tanto. “Immaginate il tendone pieno di mobili, specchi, tessuti, vasi, tutte robe che ogni volta riponiamo negli scatoloni e che ogni anno abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ne condivida con noi il peso…bellissimo!!! Ecco perché non ho rinunciato neanche quest’anno, perché questa realtà mi nutre come cristiana, mi mette al servizio e mi dona tantissimo, un servizio che è solo l’inizio di un’avventura più lunga che spero un giorno mi porterà in Africa”.
La parola è poi passata spontaneamente a Tiziana Paci, storica amica di Candelara di Abba Marcello al quale ha dedicato il suo ultimo libro. Il ricavato sarà devoluto per sostenere i progetti della sua missione, quei progetti che ha visto in prima persona e che hanno nutrito in maniera prepotente il suo cuore.
La giornata è poi proseguita con la Santa Messa celebrata da fra Angelo Okou, un giovane frate che grazie al sostegno dell’OFS di Ancona ha terminato gli studi ed è stato ordinato sacerdote alla vigilia del convegno missionario.
Riassumendo possiamo dire che la vita ci ha fatto un dono incommensurabile facendoci incontrare i missionari, perché si fanno testimoni, attraverso la loro opera, della bellezza della parola di Dio annunciando al mondo intero che siamo tutti fratelli e figlio dello stesso Padre.