Dalla “Leggenda dei tre Compagni”
Pochi giorni dopo, passando vicino alla chiesa di San Damiano, gli è detto nello Spirito di andarvi a pregare. Entrato che fu, cominciò a pregare con fervore davanti ad una immagine del Crocifisso che, con mitezza e bontà gli parlò dicendo: «Francesco, non vedi che la mia casa sta rovinando? Va’, allora, e riparamela». E trepidante e pieno di stupore disse: «Lo farò volentieri, Signore». Capì però che parlasse di quella chiesa, costruita anticamente. Da quelle parole egli fu rischiarato di tanta luce che nell’anima sua sentì davvero che fosse il Cristo crocifisso ad avergli parlato.
Uscendo poi dalla chiesa, incontrò il sacerdote che sedeva lì fuori e, mettendo mano alla borsa gli offrì una certa quantità di denaro, dicendo: «Ti prego, signore, di comprare dell’olio e di far continuamente ardere una lampada davanti a quel Crocifisso; e quando, per quest’opera, sarà finito questo denaro, di nuovo te ne offrirò quanto sarà necessario».
Tanto è ferito e liquefatto il suo cuore (Cantico dei Cantici 4,9) per la memoria della passione del Signore, che sempre, finché visse, portò le stimmate del Signore Gesù (Lettera ai Galati 6,17) nel suo cuore, come più tardi apparve luminosamente tramite la rinnovazione delle stesse stimmate sul suo corpo, avvenuta meravigliosamente e dimostrata chiarissimamente. Da allora, tanto si afflisse che, sano o malato che fosse, sempre eccessivamente severo con il proprio corpo, solo a forza o per nulla volle essere indulgente con se stesso. Per questo motivo, al momento della sua morte, confessò di avere molto peccato contro fratello corpo.
Un giorno andava da solo presso la chiesa di Santa Maria della Porziuncola, piangendo e sfogandosi ad alta voce; udendo ciò un uomo spirituale, pensò che patisse per qualche infermità o dolore e, mosso dalla pietà verso di lui, gli domandò perché piangesse. E lui disse: «Piango la passione del mio Signore, a motivo della quale non dovrei vergognarmi di andare piangendo ad alta voce per tutto il mondo!». Quello allora cominciò a piangere insieme a lui, allo stesso modo, a voce alta.
[…] Abbiamo detto per inciso queste cose, relative al suo pianto e alla sua astinenza, per mostrare come lui, dopo la detta visione e le parole dell’immagine del Crocifisso, fosse sempre, fino alla morte, conformato alla passione di Cristo.
