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IL DIARIO DELLO STUDENTE

UN’ESPERIENZA CHE TI TOGLIE IL FIATO!

La valigia pronta ai piedi del letto per la partenza e una notte insonne accompagnata da mille dubbi e infinite curiosità. Arriviamo al villaggio a Soddo in Etiopia, un villaggio costruito da Padre Marcello Signoretti, un italiano che ha venduto tutto in Italia, e con i soldi ricavati ha costruito questo centro aiutato dai frati cappuccini. Sono ospiti ragazzi della zona, con gravi difficoltà e spesso abbandonati dalle loro famiglie, accolti in stanzoni con 12-14 letti a castello. Poveri, umili, ma sempre con il sorriso. Un sorriso disarmante e incomprensibile per chi arriva, come noi, da un paese nel quale ci arrabbiamo e andiamo in depressione se il parrucchiere ci ha fatto un taglio di 2 millimetri più corto rispetto a quello richiesto.

Quello che mi ha stupito sin dal primo istante?

La loro disponibilità, il loro ringraziare la vita in ogni momento della giornata, il loro buonumore e la mancanza di risentimento o rabbia. Avrebbero mille motivi per maledire la vita, invece sorridono. Partivamo ogni giorno per vedere villaggi, asili, scuole e nelle campagne, abbiamo visto situazioni irraccontabili. Un giorno mi sono avvicinata a dei bambini dentro una baracca fatta di paglia e fango. Il posto migliore per dormire viene riservato agli animali: capre e asinelli, utilizzati per il latte e il lavoro nei campi. I bimbi dormono ammassati uno sull’altro, sporchi, affamati, esili, con gli occhi grandi che ti guardano come a volerti fare chissà quali domande. Vorrei abbracciarli tutti e portarli via con me! Accompagnarli una sera al cinema, portarli in un ristorante a mangiare una pizza, renderli felici per un giorno, magari comprandogli un vestito elegante o un paio di scarpe da calcio facendogli fare una partita con un pallone vero. Ma so che non sarà mai possibile e le lacrime scendono. In quel momento, con gli occhi lucidi, esco dalla capanna perché quello che vedo fa male al cuore e non sono abituata a vedere tanta povertà, anzi nemmeno immaginavo potesse esistere!

Mi vergavo di avere troppo in mezzo a tanto niente. In un giorno nuvoloso visitiamo un ospedale. So che le parole non riusciranno a descrivere ciò che gli occhi e il cuore hanno vissuto. Sono seguite infatti notti insonni, con la mente che provava inutilmente a cancellare le immagini e le mani impegnate ad asciugare le lacrime. Un ospedale all’aperto dove uomini e donne affetti da elefantiasi erano su delle panche e avevano ognuno una bacinella per i piedi che serviva probabilmente per lenire il dolore. Ho cercato di distogliere lo sguardo, non sono riuscita a guardare per più di un minuto come in un film dell’orrore. Le scuole dell’infanzia, con tantissimi bambini, e poche aule, circa 60 bambini ogni aula. Pochi quaderni, poche penne, pochi libri, poco di tutto! Mi sembrava di vivere la vita di un altro e il ritorno ancora più strano, come un pacco lanciato da un elicottero che si ritrova spaesato in una terra sconosciuta. Al ritorno a casa, una vita di mezzo sospesa tra quanto vissuto in Africa e quanto da riprendere in Italia. Gli amici, i familiari che ti fanno domande, che ti interrogano e tu che non hai voglia di rispondere e vedere nessuno, non per mancanza di educazione, ma perché ti senti strana e incompresa come sospesa a metà. Non hai abbastanza parole né fiato per urlare al mondo che dopo quello che hai vissuto non ti senti più adatta né a vivere qua come prima, né a rivivere la.

SAI SOLO CHE LA TUA VITA È CAMBIATA PER SEMPRE! 

Greta Palmucci,
studentessa dell’Istituto Bonifazi di Civitanova Marche.