Dallo “Specchio di perfezione dello stato di frate minore”.
Capitolo 88. Sull’amore che mostrò ai fratelli vicino alla morte, quando diede a ciascuno un boccone di pane come fece Cristo.
Una notte, il beato Francesco fu così tanto oppresso dai dolori delle malattie, che quasi per tutta quella notte non riuscì a darsi pace né a dormire. Al mattino, essendo ormai un po’ cessati i dolori, fece chiamare tutti i fratelli che stavano nella casa; e quando furono tutti seduti davanti a lui, li osservò e volle scorgere in loro tutti i fratelli. E ponendo la mano destra sopra le loro teste, benedisse tutti, presenti e assenti e quelli che sarebbero venuti nell’Ordine fino alla fine del mondo. E pareva aver compassione di se stesso per non riuscire a vedere tutti i suoi fratelli e figli prima della propria morte.
Volendo poi imitare anche morendo il suo Signore e maestro, che aveva perfettamente imitato vivendo, li esortò a portargli dei pani e li benedisse e li fece dividere in molti pezzi, perché per l’estrema debolezza non riusciva a farlo da solo; e prendendole, ne porse un pezzo a ciascun fratello, comandando che ne mangiasse interamente. Infatti, come il Signore, prima della sua morte, aveva voluto mangiare il giovedì con gli apostoli in segno di amore, così il suo perfetto imitatore Francesco volle mostrare ai suoi fratelli lo stesso segno di amore: e che abbia voluto farlo proprio a somiglianza di Cristo si vide chiaramente, perché poi domandò se fosse giovedì; ma essendo un altro giorno, disse che pensava fosse giovedì.
Uno poi di quei frati conservò un pezzetto di quel pane e, dopo la morte del beato Francesco, molti malati che ne ebbero gustato, subito furono liberati dalle proprie infermità.
